I Pini nostrani

Ricordiamo sempre che la raccolta di alberi in natura (YAMADORI) è illegale; l'autorizzazione deve essere concessa dal proprietario del terreno.

 

 

PINO NERO (Pinus nigra; Sinonimi: Pinus austriaca, Pinus nigricans)

 

Occorre sapere che la forza dei pini risiede nelle radici, le quali allocano l’energia sui rami in maniera proporzionale in base alla massa di aghi, (nei ginepri invece la forza risiede nel fogliame). La massa di aghi determina quindi l’allocazione di energia che arriva dalle radici. Ciò significa che, in teoria, se il pino ha una formazione uniforme di rami e massa di aghi, ognuno di questi riceverà la stessa quantità di nutrienti ed energia, producendo a sua volta con la fotosintesi quanto necessario allo sviluppo. Questo è un concetto fondamentale da assimilare perché sta alla base del lavoro di formazione dei pini. Lavorando sui ciuffi di aghi saremo in grado di dirigere l’energia e i nutrienti, comunicando alle radici dove e quanto sviluppare i rami perché gli aghi indicano alle radici quanta forza devono mandare a quel ramo. 

Il Pino Nero fa parte dei pini detti a crescita annuale ‘doppia’ (double growth flush) cioè in grado di gettare una crescita matura due volte nel corso dell’anno.

Se infatti ‘scandeliamo’ una volta, da qui partiranno altre nuove candele nel giro di poche settimane.

Cominciamo il ciclo di sviluppo

(*) Pianta stabilizzata e sana, almeno 1 anno da raccolta

La prima cosa da fare in primavera o appena acquisiamo un nuovo pino (*) è bilanciare l’energia della pianta (selezione rami e aghi), cioè lavorare per chiudere il ‘gap’ energetico tra i rami più vigorosi e i rami deboli. Questo si fa valutando qual è il ramo significativo più debole (non il ramo più piccolo e insignificante ma ad esempio il primo ramo basso) e prenderlo a riferimento adattando quindi il numero di aghi degli altri a quello. In parole povere occorre tagliare via gli aghi dei rami più vigorosi per avvicinarli in fabbisogno energetico a quello più debole, senza mai scendere sotto la soglia di 10-12 coppie di aghi per ramo/ciuffo. Anche se questo non è numericamente possibile (es. ramo basso ha 8 coppie) ma ci avviciniamo al pareggio degli aghi è comunque un buon passo nel bilanciamento energetico. Consiglia di tagliarli alla base con forbice perché strapparli con le mani o pinzette rischia di danneggiare eventuali piccole gemme tra questi. Questa operazione di bilanciamento aghi si può fare in ogni momento dell’anno !

Seconda cosa da fare, fertilizzare (organico) da Marzo a Maggio in 2-3 applicazioni ogni 4-6 settimane. Il pino nero sopporta che si cominci anche da febbraio circa, prima che si vedano movimenti di gemme.

A questo punto abbiamo due alternative in base alla maturità della pianta ed allo scopo prefisso che descrivo in due situazioni:

- rami da arretrare

- rami da formare/infittire/crescere

A) Rami da arretrare (piante nuove)

Possiamo concimare fino a fine maggio (+ azotato) e NON toccare le candele ma lasciarle crescere, aprire e allungare. Candele lunghe produrranno grande scambio di energia e nutrienti tra il ramo e le radici e questo provocherà la nascita di gemme arretrate!

Il mito che tagliare le candele provoca gemme arretrate sul pino nero è sbagliato, anzi le rallenta!

Smettiamo di concimare a giugno (caldo) e lasciamo indurire gli aghi delle candele nuove. 

Quando gli aghi saranno maturi (pungenti, duri, scuri) e saranno comparsi i preziosi getti arretrati, tagliamo via (giugno/luglio) lasciando solo qualche paio di aghi.

Tarda estate/inizio autunno (fine del caldo) ripartire con la concimazione (+  potassio) per sviluppare e lignificare i getti arretrati nuovi che ovviamente avranno aghi lunghi ma ce ne occuperemo negli anni a venire.

Fare 2-3 applicazioni ogni 4-6 settimane.

B) Rami da formare/infittire/crescere (piante mature)

[Le date dipendono ovviamente dalla zona, quindi regolarsi in base al numero di settimane] Smettere di concimare (fare 2-3 applicazioni) inizio aprile circa e dopo 4 settimane (decadimento dell’azoto nel terreno) tagliare via TUTTE le candele (lunghe, medie, corte) in modo uniforme e nello stesso momento, con la forbice, lasciandone solo la base di circa 5mm e le cortissime intaccarne appena la punta.

Importante che il terreno non contenga più concime altrimenti vanifichiamo lo scandelamento di formazione quindi regoliamoci di sospendere la concimazione 4 settimane prima che le candele siano da tagliare.

Così facendo le pareggiamo tutte, azzeriamo cioè il ‘gap’ energetico tra forti e deboli e da ognuna partiranno numerosi getti nuovi con aghi e internodi più piccoli da non toccare più fino ad autunno (selezione getti). 

Anche se avremo molti getti nuovi dalla base delle candele tagliate, non toccarli, perché se ad esempio ne crescessero 4 e fossimo tentati di tagliarne via 2 quelli che restano avrebbero troppa forza e crescerebbero aghi e internodi lunghi, cosa che non vogliamo. Quindi NON toccare più.

Tagliamo inoltre parte degli aghi vecchi lasciandone questa volta minimo 6-8 coppie, continuando così il lavoro di bilanciamento !

MAI togliere tutti gli aghi vecchi, perché avremmo sì aghi più piccoli per qualche anno ma la pianta si andrebbe a indebolire e potrebbe poi perdere rami o anche morire senza spiegabili motivi; gli aghi maturi sono il deposito dell’ormone Auxina quindi ne serve sempre una minima quantità sui rami. Gli aghi nuovi servono alla fotosintesi, quelli vecchi sono il deposito ormonale.

IN PIENA ESTATE (Luglio e Agosto)  NON TOCCARE MAI NIENTE !!!

Tarda estate/inizio autunno (fine del caldo) ripartire con la concimazione quando gli aghi nuovi sono induriti e pettinandoli con le mani non ne cadono. Fare almeno 2 applicazioni ogni 4-6 settimane (sett-ott). Questa è la fertilizzazione più importante dell’anno, ma attenzione, in questo caso B) non ripartire a concimare fino a che i getti nuovi non hanno smesso di crescere, si sono stabilizzati alla base (induriti, pungono, scuri) altrimenti vanifichiamo l’aver tagliato le candele e avremo di nuovo aghi e internodi lunghi.

Sia nel caso A) che nel caso B) precedenti, a metà autunno, facciamo di nuovo lavoro di bilanciamento con la selezione dei getti, selezionandoli (sempre due, per non rovinare la struttura) secondo questi princìpi:

 

    Uguale Forza (equilibrio)

    Angoli acuti tra di loro (direzione a < non [  )

    Lateralità orizzontale (direzione dei rami)

 

Nella parte superiore dell’albero preferire gli aghi corti e internodi corti e pari.

Nella parte bassa, dove la crescita è più debole, se hai 2 getti forti di uguale lunghezza tienili e taglia quelli deboli. Se ne hai solo uno forte e due deboli taglia il più ‘debole’ di questi due. Anche se i due getti che tieni sono di lunghezza differente e fuori ‘stile’ questo bilancerà l’energia nella pianta.

In autunno inoltrato altra selezione degli aghi tagliandoli nuovamente fino a lasciarne minimo 10-12 paia.

Tagliarne circa 2/3-4 di vecchi e 1/3-4 di nuovi per ogni ciuffo.

Priorità nel taglio aghi: quelli sotto ai rami, quelli al centro dei ciuffi, quelli che si incrociano e quelli troppo lunghi.

Ulteriori lavorazioni (grosse potature, filo, jin, piegature, ecc.) solo dal 3⁰ anno di permanenza in vaso. Nella primavera del 4⁰ anno rinvasare.

Ricominciare il ciclo

 

A pianta matura e sviluppata i momenti di manutenzione diventano poi principalmente due all’anno: 

- primavera >taglio candele + selezione aghi

- autunno >selezione getti + selezione aghi

 


 

 

PINO SCOZZESE (Pinus sylvestris)

 

Il Pino Silvestre, così come il pentaphylla (Pino Parviflora o Pino Bianco) fa parte dei pini detti a crescita annuale “singola” (single growth flush) cioè è in grado di gettare una sola crescita matura nel corso dell’anno.

Cominciamo il ciclo di sviluppo

Pianta raccolta

Primo anno:

Assunto che la pianta sia stata raccolta correttamente, con le necessarie autorizzazioni, ed abbia un apparato radicale funzionante, non appena ‘vediamo’ spingere e un inizio di crescita di nuovi aghi significa che l’apparato radicale si sta sviluppando ed è in grado di sostenere uno sviluppo fogliare, quindi dobbiamo partire con la concimazione per sviluppare nuove radici. Gli aghi ovviamente si allungheranno ma questo sacrificio serve a produrre più fotosintesi, quindi nutrienti e crescita della pianta. Concimiamo da primavera ad autunno (tranne periodi troppo caldi).

Secondo anno:

Adesso che l’apparato radicale è cresciuto e stabile dobbiamo sviluppare fogliame, quindi concimiamo pesantemente dalla primavera e dovremmo presto iniziare a vedere getti arretrati sui rami. Al contrario del pino nero, sul silvestre per provocare getti arretrati dobbiamo lasciare crescere ed aprire le candele ma verso metà maggio/giugno le tagliamo, sempre lasciando qualche coppia di aghi alla base.

Terzo anno:

Durante il terzo anno dobbiamo sviluppare i getti arretrati per creare aghi consistenti e poi poter lavorare la pianta in autunno. Avremo ancora aghi lunghi ma questo è necessario per avere una pianta matura e poterla raffinare negli anni successivi.

Quarto anno:

Rinvaso in primavera, rilavorare in autunno.

Al quinto anno la pianta potrebbe già essere presentabile.

 

Pianta non raccolta in natura o comunque matura

Per mantenere la silouette occorre fare la pinzatura (non taglio) degli apici ad ogni crescita primaverile (sopressione auxina) e quindi le gemme sotto possono crescere e aumentiamo la densità mantenendo il profilo. Se occorrono nuove gemme arretrate che non portino quindi ad allungare i rami ma sono a nuovo fogliame dobbiamo lasciare crescere ed aprire le candele ma verso metà maggio/giugno le tagliamo, sempre lasciando qualche paio di aghi alla base.

Concimiamo solo in autunno.

 

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